Cannabis e patologie metaboliche

L’uso della cannabis per le patologie metaboliche sembra avere un buon riscontro.

Un vasto corpo di evidenze, sia precliniche che cliniche,  suggerisce che, tra gli altri, l’attivazione dei recettori CB1 contribuisce allo sviluppo del diabete e delle sue principali complicazioni; l’uso di cannabinoidi che attivano i recettori CB1 (come il THC) andrebbe pesato con molta attenzione in pazienti diabetici e nelle complicazioni del diabete, incluso il dolore neuropatico derivante dal diabete. (57)

In contrasto, il CBD sembra dimostrare un ottimo potenziale terapeutico per queste patologie. Il CBD è stato studiato nel diabete di tipo I, dimostrando di ridurre l’incidenza dell’insorgere del diabete autoimmune. (58) Inoltre, il CBD somministrato dopo l’insorgere dei sintomi iniziali del diabete ereditario arresta la progressione della malattia in topi non obesi. (59)

I ricercatori hanno inoltre dimostrato che in un modello di diabete di tipo II, (indotto negli animali con una dieta ad alto contenuto di grassi), tutti i topi di controllo sviluppano il diabete in una media di 17 settimane, mentre la maggior parte dei topi trattati con il CBD rimane libera dal diabete fino alla 26esima settimana; e questi risultati coincidono con una minore infiammazione nelle isole pancreatiche che producono l’insulina ed un peso totale inferiore rispetto ai propri cugini roditori non trattati. (60)

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