Cannabis e patologie gastroinfiammatorie

La cannabis, grazie alle sue proprietà terapeutiche, può essere utilizzata anche per le patologie gastroinfiammatorie.

I cannabinoidi diminuiscono la secrezione di acidi gastrici negli animali tramite l’attivazione dei recettori CB1. (69) Tale attivazione risulta inoltre protettiva in modelli animali di ulcere gastriche indotte dall’aspirina e dallo stress. (70) ; (71)
Il THC produce una riduzione marcata delle ulcere gastriche, senza modificare la produzione quiescente di acido negli animali, ma soltanto quella indotta dall’istamina (patologica). (72) Inoltre i cannabinoidi che attivano i recettori CB1 diminuiscono la motilità gastrica, dell’intestino tenue e del colon. (73) Essi diminuiscono anche le contrazioni dei muscoli lisci dell’intestino e la peristalsi. (74) Il THC e il CBN, dunque, diminuiscono la velocità di transito intestinale e lo svuotamento gastrico.

Recentemente il CBD e il CBC, entrambe molecole non psicotrope, sono considerate in grado di modulare la motilità intestinale senza diminuire il transito (come invece la maggior parte degli agenti antidiarrotici che possono causare stitichezza) e normalizzarla in seguito ad infiammazioni, grazie anche al loro effetto antispasmodico(75) Sia il THC, il CBD, il CBC che il CBG hanno tutti dimostrato di apportare benefici nelle cosiddette Malattie Intestinali Croniche dell’Intestino (MICI). (76)

Alcuni trial clinici hanno valutato l’utilizzo della Cannabis medica nel morbo di Crohn con miglioramenti delle condizioni della qualità della vita, aumento di peso, capacità di lavorare e nelle interazioni sociali, diminuzione del dolore e depressione. (77

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